Conferenza sulla Libia: un successo diplomatico italiano

di Aurelia D'Ambrosio - 20 Dicembre 2018

  from Palermo, Italy

   DOI: 10.48256/TDM2012_00020

Palermo, Villa Igiea – 12-13 novembre 2018

Trovare il bandolo della matassa nell’intricato garbuglio libico è impresa ardua al pari di cercare un ago in un pagliaio e tuttavia necessaria. Tale esigenza deriva non soltanto dall’interesse per le sorti del Paese, ma anche dalla centralità che esso riveste nel panorama geopolitico mediterraneo.

Dagli strascichi della Primavera Araba che, nel 2011, portò alla morte di Gheddafi sono riemerse antiche fratture, cicatrici di una ferita mai completamente rimarginata: la Libia è tornata a dividersi.

Gli entusiasmi popolari, seguiti all’elezione di una formazione moderata nel 2012, sono stati frenati dall’incompatibilità di tale assetto con le aspettative dei gruppi di diversa natura presenti sul territorio. Ed è da questo evento scatenante che, in un susseguirsi di scontri e rovesciamenti politici si è giunti alla situazione attuale.

La situazione attuale

La frammentazione del tessuto sociale libico ha portato, infatti, alla creazione di due poli verso i quali confluiscono poi innumerevoli meridiani; il governo di Tripoli, di Fayez al-Serraj che governa la Tripolitania, e il governo di Tobruk del Generale Khalifa Belqasim Haftar che controlla la Cirenaica. A questi si aggiungono le milizie jihadiste che occupano il sud del Paese.

Fayez al-Serraj è salito al potere a seguito di un accordo politico concluso a Skhirat, in Marocco, nel dicembre 2015. Da ciò risultò l’insediamento, nel marzo 2016, di un Governo di accordo nazionale fortemente voluto e supportato dall’ONU e da gran parte della Comunità Internazionale. Nonostante il sostegno internazionale e la legittimazione del Gna, il Governo di Tripoli sembrerebbe non godere di sufficiente consenso in seno al Paese. Dall’altra parte, infatti, Aguila Saleh, che presiede il Parlamento di Tobruk, ha nominato il Generale Khalifa Belqasim Haftar Ministro della Difesa e Capo di Stato Maggiore. Questi, del resto, gode dell’appoggio di Francia, Russia, EAU e del vicino Egitto che lo ritengono in grado di sconfiggere le forze islamiste tripolitane.

Ai due principali interpreti ed a completamento di questo complesso puzzle, vanno aggiunte le figure di Khalid al-Mishri e di Ahmed Maitig.

Il primo è presidente dell’Alto Consiglio di Stato, con sede a Tripoli, è espressione della Fratellanza Musulmana libica e forte oppositore del regime di Haftar; il secondo è il vicepremier del Gna, rappresenta le potenti milizie di Misurata e potrebbe rivelarsi una figura di mediazione tra i due schieramenti.

La Conferenza per la Libia

Ed è proprio nell’ottica di cercare un punto d’incontro tra le fazioni e di porre fine all’ondata di violenza che ha coinvolto il Paese, che si inserisce la Conferenza per la Libia (e con la Libia) che ha avuto luogo a Palermo il 12 e 13 novembre scorsi.

Alla due giorni, indetta dal Primo Ministro italiano Giuseppe Conte, con il forte sostegno delle Nazioni Unite, hanno preso parte tutti gli attori coinvolti direttamente, ed indirettamente nella vicenda. In primo luogo gli stessi libici che sono stati i veri protagonisti dell’incontro. È stato infatti reso noto, fin dal titolo, che senza un’adeguata e onnicomprensiva partecipazione libica sarebbe venuto meno il senso stesso della Conferenza.

La presenza di Haftar

Sebbene il Generale Haftar non si sia materialmente seduto al tavolo delle trattative, la sua presenza a Palermo e la volontà di incontrare le diverse Delegazioni, seppur in forma bilaterale, è stata vista positivamente dal Commissario Speciale ONU per la Libia, Ghassan Salamè, e dal Presidente Conte.

La presenza a latere di Haftar, su cui tanto si è speculato nei giorni antecedenti all’evento, non è da ritenersi, come sottolineato dal Premier Conte, un insuccesso o una mancata volontà di dialogo; così come l’abbandono della Turchia prima dell’inizio dei lavori non è andato ad alterare il clima di positiva cooperazione. Bisogna tenere in conto, infatti, che un vertice esteso come quello di Palermo soggiace, inevitabilmente, a percezioni e reazioni differenti da parte dei paesi coinvolti. Queste, tuttavia, devono essere comprese e interpretate sulla base di una diversa sensibilità rispetto alle questioni internazionali.

Del resto, è da tenere in conto che lo stesso Generale si è impegnato a partecipare alla Conferenza Nazionale indetta dall’ONU per l’inizio del prossimo anno che rappresenterà un punto nodale nel processo di pace.

Se il cessate il fuoco non sarà interrotto da una nuova ondata di violenza, infatti, ci sarebbero le condizioni politiche per trovare un accordo. Di tale compromesso gioverebbe in primo luogo il popolo libico ma anche l’Italia, all’Europa e l’intera Comunità Internazionale ne trarrebbero beneficio.

L’importanza di una stabilizzazione libica

Una Libia stabile, infatti, significherebbe anche un miglioramento dell’attuale situazione di crisi umanitaria che sta coinvolgendo il Mediterraneo. Situazione che desta preoccupazione non solo all’Italia ma anche ai paesi confinanti quali Egitto, Algeria e Tunisia.

La stabilizzazione libica dunque potrebbe essere la chiave di volta nel contrasto ai movimenti terroristici e al traffico di esseri umani nonché portare alla regolarizzazione degli oltre 700.000 migranti presenti sul territorio da impiegare come risorsa lavorativa per contribuire al processo di ricostituzione economica del Paese.

Conclusioni

È chiaro dunque che la Conferenza di Palermo non offre una soluzione immediata alla questione libica, né del resto era quello lo scopo che si prefigurava, ma certamente permette di compiere un ulteriore passo in avanti nel processo portato avanti dalle Nazioni Unite.

Quali saranno i risultati dell’incontro nel lungo periodo solo il tempo potrà chiarirlo. Tuttavia, l’Italia può dirsi soddisfatta di aver centrato un obiettivo primario: avviare un dialogo multilaterale che tenesse conto delle istanze libiche e ponesse le basi per futuri processi di pace.

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Autore dell’articolo*: Aurelia D’Ambrosio, esperta di Africa del Think Tank Trinità dei Monti; Dott.ssa in Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II, Napoli, Italia. Attualmente Studentessa di Relazioni e Istituzioni dell’Asia e dell’Africa presso l’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”, Napoli, Italia.

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