from Amsterdam, The Netherlands
Il nuovo coronavirus, o COVID-19, ha colto il sistema globale impreparato sotto pressochè qualsiasi punto di vista. Questo organismo microscopico è riuscito a mettere in ginocchio istituzioni di tutto il mondo e molti settori dell’economia mondiale, dalle filiere di approvigionamento ai servizi sanitari, dal mondo dell’accoglienza a quello manufatturiero. Con l’evolversi di questa pandemia si è andata via via palesandosi tanto la fragilità della globalizzazione quanto la diversificata natura delle odierne crisi: sanitaria, sociale, economica e politica (Armstrong, 2020).
Secondo il premio Nobel Joseph Stiglitz questa nuova crisi è per molti versi peggiore della precedente risalente al 2008. Lo stato di emergenza non infatti è dettato da fattori endogeni ed artificiali, quindi potenzialmente conosciuti, ma da un elemento esogeno ed appartenente al mondo naturale (Goodman, 2020). In particolare, il coronavirus ha colpito duramente l’economia ed i mercati mondiali in quanto si è sviluppato, e successivamente spostato, da un grande centro manufatturiero – la provincia di Hubei – ad un altro, ossia il Nord Italia. Insinuandosi nel Vecchio Continente, il virus si è presentato quale minaccia non più regionale, ma globale, spingendo diversi governi all’adozione di misure restrittive di vario genere.
Un framework di riferimento per le pandemie
Lo stato di emergenza che va sviluppandosi durante una pandemia è unico nel suo genere. Il nemico è invisibile, mutabile e parte del mondo naturale, rendendolo quindi pressochè sconosciuto. Questo provoca timore o panico in qualsiasi essere umano che, per natura, è avverso a qualsivoglia incognita (Arend Hintze, 2015). L’avversione all’ignoto, e conseguentemente al rischio, è infatti considerata una caratteristica innata dell’essere umano, sebbene si presenti con modalità diverse a seconda delle circostanze (Kahneman, 2012; Ruixun Zhang, 2014). Su queste basi, si può analizzare una pandemia per mezzo del framework ideato da Falkenrath et. al (2020) che presenta come una pandemia possa essere suddivisa su tre livelli: un livello medico, uno psicologico ed uno infrastrutturale. Nel complesso, questi tre livelli racchiudono e danno forma ai disagi economici e sociali che gran parte della popolazione mondiale sta oggi vivendo.
Per quanto concerne il livello medico parte di questo framework, è palese come le pandemie pongano sotto altissimi livelli di stress il sistema sanitario di qualsiasi nazione, oltre che spingere organizzazioni internazionali quali ONU ed OMS verso la necessità di fornire risposte rapide ed efficaci. Conseguentemente, il sistema infrastrutturale e logistico viene immediatamente interessato dall’alta domanda di supporto per far fronte alla pandemia, richiedendo lo spostamento di persone e beni utili a contrastare tale situazione di emergenza. Infine, il fattore psicologico e le relative conseguenze sul benessere dell’ individuo, sull’autorità politica di un governo e sulla stabilità economica e dei mercati finanziari sono elementi che, specie nel lungo termine, possono lasciare profondi segni sull’identità, reputazione e sviluppo nazionale.
Lungi dall’essere il fattore cardine, che è da ritrovarsi nella vita di ogni essere umano, le complicazioni economico-finanziarie causate dalla percezione di una pandemia hanno portato a squilibri di mercato – od assestamenti – che vengono acutizzati ulteriormente dall’interconnessione dell’odierna società globalizzata.
Le pandemie dei decenni passati
Per quanto presenati e considerati ambienti ove raziocinio, econometria ed intelletto sono alla base di tutto, i mercati finanziari – soprattutto nell’odierna era dell’hype che circonda temi quali veicoli elettrici, bitcoin e blockchain – riflettono spesso e volentieri la percezione del valore di un dato bene, quota azionaria o titolo di stato, delineando conseguentemente lo stato psicologico, e talvolta emotivo, di molti investitori.
In seguito verranno brevemente analizzate le pandemie che si sono presentate nell’arco degli ultimi decenni – in ordine cronologico Sars (2003), influenza suina H1N1 (2009) e Mers (2012) – presentando i costi economico-finanziari che hanno causato.
Sars & Mers
Riconosciuta per la prima volta alla fine del febbraio 2003, seppur probabilmente già in attività a partire dal tardo 2002, la Severe Acute Respiratory Syndrome (SARS), si è propagata dal Sud della Cina verso l’entroterra cinese raggiungendo in seguito Europa, Nord e Sud America.
Si ritiene che la pandemia di SARS sia stata la causa di circa 770 morti e 8,000 contagi e, a partire dal 2004, non sono stati più riscontrati casi a livello globale. Nonostante il contenuto numero di casi e di fatalità rispetto ad altre epidemie, questo virus è stato responsabile di una perdita economica globale pari a circa 40 miliardi di dollari, interessando principalmente le economie della regione asiatica (J.McKibbin, 2004).
Al contrario della Sars, la Middle-East Respiratory Syndrome Coronavirus (Mers-CoV) è oggigiorno ancora presente e dal 2012 al novembre 2019 l’OMS ha identificato un totale di quasi 2,500 casi e 858 morti in 27 nazioni (Organization, 2020). Così come per Sars e COVID-19, Mers si presenta con sintomi quali tosse, febbre e difficoltà respiratorie. Seppur presentando un numero di casi decisamente basso, si stima che questo virus abbia causato un danno economico pari a circa 8,5 miliardi di dollari, mettendo in discussione ancora una volta la preparazione dell’infrastruttura sanitaria globale (Myoung-don Oh et al., 2018).
Influenza suina A H1N1
L’epidemia di influenza A sottotipo H1N1, giornalisticamente denominata ‘influenza suina’, si è palesata tra la primavera del 2009 e quella del 2010, provocando, secondo le stime del governo americano, tra i 200,000 e 515,000 morti. Il virus originatosi in Messico si è presto allargato a macchia d’olio in tutto il mondo, colpendo in particolar modo il settore della popolazione al di sotto dei 65 anni (Prevention, 2020).
I costi economici e finanziari sono difficilmente misurabili soprattutto a causa della crisi finanziaria iniziata nel 2008 e della vastità della pandemia stessa, che si suppone abbia interessato una popolazione di oltre 60 milioni di persone. Uno studio sull’impatto economico dell’influenza H1N1 in Corea del Sud ha riportato un costo pari a 1 miliardo di dollari circa, con un numero di pazienti interessati dal virus pari a circa 3.000.000 (Kim YW, 2013).
Le risposte alle pandemie
Governi ed organizzazioni internazionali hanno tendenzialmente risposto alle pandemie per mezzo di tre politiche: fornitura di credito tramite banche centrali, aiuti alle imprese per fronteggiare i costi fissi, e protezione dei lavoratori mediante sovvenzionamento dei costi salariali. Oltre a queste misure già adottate durante la corrente pandemia di COVID-19, altre misure economico-finanziarie – come il sostanziale taglio dei tassi di interesse presentato dalla Federal Reserve circa una settimana fa – sono risultate pressochè inutili, in primis a fronte del fatto che il virus ha interessato il settore produttivo di due potenze economiche globali quali Cina ed Italia (Goodman, 2020).
Questa pandemia ha causato uno shock economico alquanto superiore rispetto a Sars, Mers ed ‘influenza suina’, le quali debbono inscritte in una cornice globale che vedeva la Cina ricoprire un ruolo di secondaria importanza. Nel 2003 la Cina era appena entrata a far parte dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, riuscendo finalmente ad assestarsi sui mercati globali. Da allora, l’output economico cinese è pressochè decuplicato, passando da 1.4 triliardi di dollari circa, a 14 triliardi di dollari (Bank, 2020), mentre da un punto di vista commerciale la Cina conta oggigiorno per il 12.8% degli scambi globali, contro il 5.3% del 2003 (Ibid.).
Inoltre, durante la pandemia di COVID-19 si è palesata in maniera sostanziale l’inadeguatezza dei sistemi bancari centrali e delle istituzioni finanziarie. Infatti, a fronte sia di una domanda che di una produzione in netto calo, gli stimoli economici presentati dall’Unione Europea e dalla Federal Reserve hanno per ora avuto scarsi esiti sia a livello economico che a livello finanziario (Times, 2020). Secondo quanto riportato dall’ONU, questa crisi potrebbe costare circa un triliardo di dollari e, al 23 marzo 2020, tutti gli indici azionari americani hanno perso i guadagni ottenuti nell’arco dell’ultimo anno (News, 2020; Refinitiv, 2020).
Au revoir, pandemia
Sebbene pandemie ed epidemie figurino costantemente tra le principali minacce alla stabilità globale secondo i report di multinazionali, organizzazioni internazionali e governi, la reazione da parte della comunità internazionale all’odierna pandemia di COVID-19 si è rivelata ancora una volta lenta, indecisa ed imprecisa (Forum, 2020) (Government, 2017). Pianificazione, prevenzione e preparazione non dovrebbero più essere solo parole e promesse, ma dovrebbero tramutarsi in fatti ed azioni concrete su scala quantomeno regionale. Nonostante le migliori condizioni di vita a livello globale – frutto anche dello sviluppo e capillarità dell’infrastruttura sanitaria globale – il numero di epidemie e pandemie nell’arco degli ultimi anni è cresciuto costantemente, lasciando presagire un futuro tutt’altro che roseo su questo frangente (Organization, 2020).
I primi mesi del 2020 rimarranno nella storia quale simbolo di una crisi totale del sistema contemporaneo rimarcata dal mancato intervento americano a fronte di una crisi globale, l’ennesimo focolaio ‘made in China’ (e il recupero lampo della stessa nazione), oltre che dal crollo delle borse a livello mondiale. In particolare, questi primi mesi della nuova decade rimarranno nella nostra memoria anche e soprattutto per le migliaia di vittime italiane che lasciano un segno profondo sul nostro Paese spingendo verso l’assoluta necessità, ancora una volta, di risollevarsi e tornare più forti di prima.
Referenze (A-L)
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Kim YW, Y. S. O. I., 2013. The economic burden of the 2009 pandemic H1N1 influenza in Korea. Scandinavian Journal of Infectious Diseases, 45(5), pp. 390-396.
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Autore dell’articolo*: Eugenio Cavalieri, esperto di sicurezza internazionali e cibernetica del think tank Trinità dei Monti. Dr. in Scienze Internazionali e Diplomatiche all’Università di Bologna ed in Crisis and Security Managment presso l’Università di Leiden.
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Nota della redazione del Think Tank Trinità dei Monti
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